Due pesi e due misure

Il genio italico è uno degli elementi che contribuiscono alla costruzione dell’identità del popolo italiano: un paese di santi, navigatori e ora start-upper. L’iconografia rappresenta un gruppo di ragazzi che, come piccoli Zuckerberg, dallo scantinato grazie ad una idea rivoluzionaria riescono ad emergere e ad affermarsi. Insomma, un modello di emancipazione sociale basato sulla competizione spietata delle idee, la raffigurazione perfetta dell’ideale neoliberalista, in cui l’innovazione tecnologica ed i rischi associati sono demandati al soggetto debole, senza alcuna tutela, lanciato nella mischia della concorrenza mondiale e poi chi svetta viene premiato per gli altri rimane solo la frustrazione dei sogni infranti. Quello che la narrazione non racconta è che in Italia le start-up che sono arrivate ad un fatturato di 5 milioni di euro sono 27 al 2018, e la maggioranza, il 56,6% è in perdita.Quel che vale per l’informatica non vale per la cultura e la produzione di pensiero che sono relegati al rango di prodotti succedanei nell’universo di valori del veneto attuale. E’ il caso di csa Arcadia a Schio e di Porto Burci a Vicenza, due realtà che rischiano lo sfratto per fare spazio alle necessità impellenti ed irrinunciabili delle amministrazioni locali: rispettivamente un magazzino e degli uffici dell’università. Due realtà in cui gruppi di giovani appassionati hanno deciso di investire il loro tempo e le loro energie per costruire realtà al servizio della cittadinanza e del territorio, che offrono gratuitamente corsi, conferenze, concerti, mostre ed occasioni di riflessione e di aggregazione in un mondo in cui la solitudine è un problema sociale. L’esperienza dimostra che questi spazi diventano a loro volta incubatori di iniziative e di cultura stimolando la partecipazione e la proposta. Trovo bizzarro che le stesse amministrazioni, che giustamente patrocinano le iniziative di talento commerciali, non riconoscano l’importanza, ed anzi ostacolino, chi propone con talento nuovi modi di stare insieme.La parola “cultura” deriva da colere, che significa “seminare”. Ci sono giovani che hanno seminato, hanno costruito luoghi di incontro, di elaborazione culturale, dove si creano momenti di socialità intelligente. È veramente avvilente che questo patrimonio di idee, relazioni, cooperazione, anziché essere favorito, venga distrutto.5682Persone raggiunte945InterazioniMetti in evidenza il post

Se i richiedenti asilo non vengono ricollocati in Europa una grande responsabilità è della Lega

Ieri sera l’eurodeputato leghista Da re sembrava turbato, borbottava e mi interrompeva, perché ho raccontato le responsabilità della Lega nella mancata redistribuzione dei richiedenti asilo in Europa. Il regolamento di Dublino, infatti, stabilisce che i richiedenti asilo debbano restare nel paese dove arrivano. Questo evidentemente penalizza l’Italia. Indovinate chi ha votato e adottato il regolamento nel 2003? Il governo Berlusconi e quindi anche la Lega. Nel 2018 nel parlamento europeo una commissione ha lavorato per modificare il regolamento, prevedendo il ricollocamento dei richiedenti asilo in tutti i paesi europei. Nelle 22 riunioni della commissione la Lega, come ricorda l’immensa Elly Schlein, non si è mai presentata. Non solo, quando il parlamento ha votato a maggioranza le modifiche, la Lega si è astenuta. Avete capito? La Lega si è astenuta ad una modifica che avrebbe redistribuito i richiedenti asilo che arrivano in Italia in tutta Europa. Poi, siccome le modifiche del trattato dovevano essere votate in codecisione dal Consiglio europeo, Orban, sodale e amico di Salvini, si è opposto. Quindi la Lega è responsabile della mancanza di un principio di solidarietà in Europa. Secondo il ministero degli interni, dall’inizio dell’anno sono sbarcate in Italia 23mila persone. Se fossero redistribuite in un continente di 500 milioni di persone non ne parleremo nemmeno. Ancora una volta, come un “aspettando Godot”, la Tega ex Nord evoca la bandiera dell’autonomia, simbolo dei loro trentennali fallimenti. Forse, in maniera subdola e calcolatrice, anche per questo tema, alla Lega non conviene redistribuire in Europa i richiedenti asilo, affrontare le questioni per risolverle. In questo modo, il loro motivo politico, rimane al centro del dibattito.

Qualche riflessione sulle elezioni regionali Veneto 2020

Camminare sulle macerie fa male, ma è l’occasione per ricostruire

Ho perso. Ancora una volta. Non sono stato eletto. In Veneto Zaia è al 76% e il centrosinistra al 15%. Ci sarà un parlamento regionale monocolore, 41 consiglieri di maggioranza e 8 di minoranza. Inquietante.Però qualcosa queste elezioni ci insegnano. Vorrei ringraziare tutti. Innanzitutto dicendo che il mio risultato non è il mio risultato, ma il risultato di un gruppo di persone fantastico. Questo ci dice una cosa. La politica non si improvvisa, è un processo di costruzione lento e faticoso, ma quando si lavora assieme i risultati arrivano. Dicevamo di sentire un’onda contagiosa. Nella disfatta generale, era vero. Il Veneto che Vogliamo a livello regionale ha preso il 2,01%, ma a Schio, la decima città del Veneto per popolazione, il 12%. Io sono stato di gran lunga il più votato nella mia città, compresi i candidati della destra. Merito di quelle donne e di quegli uomini straordinari di Coalizione Civica Schio che, infaticabili, hanno corso per me, hanno corso per mesi. Avete fatto un lavoro incredibile, avete fatto un’impresa. Grazie.Ho preso 5810 preferenze. Incredibile. Il più votato di tutto il Veneto che Vogliamo in regione. Sono stato il più votato, compresi i candidati della destra, in tutto l’Altovicentino. I voti, però, non li ho presi io. Li hanno presi quelle decine e decine di persone, che mi hanno aperto le loro case per i piccoli comizi, che hanno distribuito i santini, che sono riuscite a convincere migliaia di persone. Grazie. Ho perso, ma in questi mesi ho conosciuto centinaia di persone meravigliose, con cui mi sono confrontato, ho discusso, ho riso, tutte persone che mi hanno arricchito.Un altro insegnamento. Parlare chiaro paga. Ritorniamo a dire nitidamente che vogliamo combattere le diseguaglianze, vogliamo difendere la sanità pubblica, lottare contro la cementificazione e il cambiamento climatico. Perché, se 3 veneti su 4 votano Zaia, la colpa è anche nostra. Basta timidezze, basta mediazioni, possiamo scaldare i cuori solo immaginando una regione diversa. Perché, anche se Zaia ha stravinto, il declino della sanità di Asiago e dell’Altovicentino rimane. Gli 800mila veneti che hanno rinunciato a curarsi rimangono. Saremo in grado, già da oggi, di spiegare di chi è la responsabilità?Camminare sulle macerie fa male, ma è anche l’occasione per ricostruire, magari con coraggio, qualcosa di nuovo. Mandela diceva che “il vincitore è un sognatore che non si è arreso”. E’ vero, siamo tragicamente perdenti, ma già da oggi dobbiamo sognare insieme un Veneto diverso, sicuramente senza arrendersi. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa di bello.

Democrazia distorta: se mi chiudi l’ospedale ti voto

È evidente che in Veneto ci sono degli elementi che fanno pensare ad una democrazia distorta:
1. rifiuto del dibattito: Zaia fa il 90% delle assenze nel consiglio regionale, non partecipa ai confronti, i candidati leghisti fanno lo stesso.
2. Culto della personalità: giornali che durante il Covid pubblicano lettere dei bambini che inviano cuoricini e fiorellini a Zaia, robe da Minculpop. Un fumetto inviato ai bambini delle elementari con Zaia che viene rappresentato come un eroe contro il Covid. Giovani Zalilla.
3. Controllo dei media: la regione finanzia con 1.200.000 euro le televisioni locali, spesso casse di risonanza dello zaismo.
Partiamo dal presupposto che gli elettori non sbagliano mai. In democrazia se convinci vinci, sennò perdi. Se hai perso è anche colpa tua. Non vale neanche l’idea che se non ti votano non capiscono, sei tu che devi farti capire. Basta alibi, basta autoassoluzioni.Però queste elezioni dimostrano che l’egemonia è così profonda e onnipervasiva da essere incredibile. Mai nella Storia della repubblica si arriva al 76%. Cosa è successo ad Asiago? Due manifestazioni partecipate da migliaia di persone contro la chiusura dei reparti dell’ospedale. Come è noto, o dovrebbe, la sanità è gestita dalla regione, quindi da Zaia. Ecco, ad Asiago Zaia prende l’83,88%, a Gallio, dove qualche giorno fa una donna ha partorito in casa, arriviamo addirittura al 89,4%. Quindi una comunità protesta contro la classe dirigente regionale e poi la vota quasi all’unanimità.C’è qualcosa di profondo, prerazionale, abissale. Se non facciamo una riflessione seria su questo non andiamo da nessuna parte.
Manin diceva che ormai il partito è sostituito dal leader. Aveva ragione. In Veneto la lista Zaia, con il 44,57% dei voti, avrebbe vinto da sola. Senza i partiti. Un altro elemento delle nostre stanche democrazie è evidente: la rappresentanza è sostituita dalla rappresentazione. La democrazia diventa telecrazia.

Perchè Zaia ha stravinto? è il campione della Telecrazia

Non esiste più una realtà rappresentata dai media, ma la rappresentazione mediatica crea la realtà. La realtà non conta più. 1 miliardo su 5 di tangenti per il Mose. Non conta. Il fallimento di 2 banche esaltate da Zaia come espressione del territorio, con 120mila vicentini che perdono parte o tutto il patrimonio. Non conta. 300 mila persone avvelenate dai Pfas quando la Lega Vicentina sapeva tutto, e non ha detto niente, dal 2006. Non conta. Il declino della sanità pubblica, con 800mila veneti che ormai non si curano più. Non conta. La Pedemontana che doveva essere finita nel 2017 costando 3 miliardi, oggi non ancora finita e che ne costerà 12. Non conta. 30mila veneti che emigrano ogni anno. Non conta. In tre anni l’8% dei lavoratori giovani e laureati se ne sono andati. Non conta.Cosa conta? Conta la capacità di suscitare una corrente di simpatia. Conta lo strabiliante talento di Zaia di rappresentare se stesso. La scena politica lascia il posto ad una messa in scena. Zaia diventa il padre autorevole, il padre che ti protegge. Zaia, che parla dialetto, diventa il vicino di casa buono a cui chiederesti aiuto. Zaia, come una rock star che si fa attendere, decide di stare in silenzio tutta la campagna elettorale. Il giorno prima del voto riappare affermando: “non ho fatto campagna, perché ho lavorato giorno e notte per voi veneti, per difendervi dal Covid”. Grazie. Stiamo molto peggio di 20 anni fa, ma tu sei buono e accessibile. Grazie. Mi chiudi l’ospedale ma sei uno di noi. Grazie.Che fare dunque? Continuare a raccontare la realtà, quella vera, impietosa, senza subalternità culturali di sorta. Dobbiamo essere in tanti a farlo, dobbiamo farlo tutti i giorni, con tutti i mezzi. Nel mio caso, questa pratica mi ha fatto prendere qualche voto. Forse funziona. Bisogna pensare alla costruzione in Veneto di qualche media che non sia filozaiano, che ci aiuti a demolire la propaganda autocelebrativa leghista. Altrimenti tra 5 anni non cambierà nulla.

Asiago, tutti hanno diritto alla salute! Non ci sono cittadini di serie B

C’è una caratteristica che definisce lo stile della politica veneta della Lega. Hanno costruito opere faraoniche, e poi hanno tagliato i servizi. Le opere servono a chi le costruisce o ai cittadini?Chi mi conosce sa che da anni denuncio il declino della sanità dell’Altovicentino. La nostra storia assomiglia terribilmente a quella dell’Altopiano. Hanno costruito a Santorso un grande ospedale, spendendo quasi 160 milioni di euro, con la truffa del project financing, ma adesso non ci sono più medici. Un contenitore che rischia di essere vuoto, una Ferrari che rischia di avere un motore inceppato.Anche ad Asiago hanno costruito una struttura nuova: 120 posti letto in 60 stanze, due palestre per la riabilitazione, che nel territorio è uno dei settori ritenuti di principale importanza dalla dirigenza sanitaria.Tuttavia, paradossalmente, dopo la chiusura della vecchia struttura per il Covid, molti reparti non sono stati riaperti. E’ rimasta solo qualche visita ambulatoriale, ma è chiusa pediatria, ostetricia e ginecologia. Per partorire bisogna andare a Bassano, se si fa in tempo. La guida Michelin dice che da Asiago a Bassano sono 42,7 Km e ci vogliono 59 minuti. Altrimenti si partorisce in casa, come è successo la settimana scorsa con grave rischio per mamme e neonati. Un ritorno al passato.E’ stata drasticamente ridimensionata l’attività di chirurgia e ortopedia. Le operazioni ortopediche verranno fatte tra Bassano e Santorso, dove, come vi ho raccontato, la lista d’attesa per una protesi all’anca è già di un anno e mezzo. Chiusa la riabilitazione cardiologica. Per la riabilitazione, capita spesso che il Cup indirizzi i pazienti altopianesi al centro convenzionato di Bassano, con conseguente obbligo di fare lì anche le terapie. Se si rifiuta di rivolgersi a quella struttura, non ti assicurano il rispetto della priorità. Al pronto soccorso recentemente per il grande flusso turistico è stato assicurato un secondo medico, speriamo duri, perché un medico da solo non ce la fa. Anche i servizi territoriali sono sempre più ridotti all’osso, nonostante la propaganda che sbandierava il potenziamento della medicina territoriale.Tutti i cittadini hanno l’uguale diritto alla cura. Non possiamo accettare che chi vive in montagna debba avere meno diritti degli altri. Se un territorio è particolare dobbiamo dare risposte particolari. Senza una sanità efficiente non si può vivere: così tutti i progetti politici per ripopolare i territori montani e lo sviluppo del turismo non sono che ipocrisia!

Scuola e disabilità, stiamo facendo tutto per l’inclusione?

Pochi sanno che siamo stati dei pionieri. Con la legge 517/77, la legge Falcucci, abbiamo cominciato a capire che è inumana l’esistenza delle scuole speciali, dove, stigmatizzati e lontano dagli altri, studiavano i ragazzi con disabilità. Si capì che questi studenti sono come tutti, quindi hanno diritto di frequentare la scuola dove vanno tutti! Una rivoluzione culturale straordinaria, siamo stati i primi al mondo! Qualche volta anche noi italiani siamo capaci di cose straordinarie. Ricordiamocelo.Negli ultimi anni però la carenza dei corsi di specializzazione ha impedito di formare insegnanti. Il precariato è il tallone d’Achille insopportabile della nostra scuola. Svilisce l’esistenza di professori assunti per anni a settembre e licenziati a Giugno. Mina la possibilità della continuità didattica, quindi rende il servizio peggiore. Quest’anno in Italia ci saranno 200mila cattedre nel sostegno e solo 100mila insegnanti di ruolo. Tra i 100mila precari solo il 25% è specializzato. Questo significa che affidiamo un compito delicatissimo a persone che non hanno avuto nessuna formazione specifica e, spesso, nessuna esperienza.La percentuale del 50% di insegnanti di ruolo non è uguale ovunque. Nelle scuole periferiche, nelle scuole più difficili, questo rapporto è molto più sbilanciato. Quest’anno nel professionale dove lavoro siamo in 5 insegnanti di ruolo su 16 cattedre. Quando ci si avvicina ad un ragazzo fragile, bisogna essere rispettosi e cauti, bisogna farlo in punta di piedi. Per questo spesso ci vogliono settimane per costruire un rapporto di fiducia, presupposto indispensabile di un lavoro efficace. Cominciare tutto da capo ogni anno significa perdere tempo, far perdere opportunità ai nostri ragazzi.Gli insegnanti precari spesso arrivano molte settimane dopo e questo significa che molti ragazzi restano settimane o mesi senza sostegno o con meno ore rispetto a quante avrebbero diritto. Due anni fa nella mia scuola l’ultimo arrivò a Dicembre.Una società che non presta la dovuta attenzione ai più deboli è una società poco civile. Riusciremo mai a cambiare rotta?

Cosa è successo all’ospedale di Verona? Una storia di privatizzazione e declino del pubblico

Batterio killer, chiuso il punto nascite dell'ospedale Borgo Trento

Uno strazio. 4 bambini morti. Danni permanenti per 5 bambini. Almeno 90 bambini interessati dall’infezione. Che cosa ha causato questa disgrazia? Il Citobacter, che, dicono, era nell’acqua del rubinetto della terapia intensiva. Siamo sicuri che sia così? Non lo possiamo sapere, ma sappiamo che il magistrato Diletta Schiaffino ha aperto un fascicolo e che si ipotizzano biberon non sterilizzati e terapie non corrette. Potrebbe quindi essere l’esito di una non curanza nella sterilizzazione dei biberon, delle tettarelle, dei ciucci? Il polo tecnologico dell’ospedale Borgo Trento, si trova di fatto senza una centrale di sterilizzazione.

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Pedemontana Veneta, un bucco sott’acqua

PEDEMONTANA VENETA: UN BUCO SOTT‘ACQUA Il mitico Massimo Mamo Follesa ha definito la Pedemontana un “Mose in terraferma”. La definizione è efficace, ma, potremmo amaramente dire: “magari fosse così!”. Perché il Mose finora ci è costato un miliardo su 5 di tangenti. Soldi nostri buttati via, ma con la Pedemontana i miliardi di euro sprecati saranno molti di più.Tutto nasce dal liberismo leghista, dall’abbaglio per cui il privato è più efficiente del pubblico. E allora via con gli ospedali in project financing: Santorso, Schiavonia, Mestre. Nell’altovicentino per un prestito della Summania sanità di 54 milioni paghiamo 11 milioni all’anno per 24 anni.Con la Pedemontana, però, le cifre lievitano. Nel 2006 il consorzio Sis, spagnolo e piemontese, vince il bando del project. Nel 2017 però non trova più finanziatori. Significa che neanche il mercato crede nell’opera. Qui il grande errore di Zaia, che pagheranno i veneti. Un errore per cui verrà ricordato nella storia. Il contratto prevedeva che il privato doveva finanziarsi autonomamente, quindi il presidente del consiglio regionale poteva stracciarlo e trovare altri modi per proseguire l’opera. Invece Zaia ricontratta il project: il privato non accetta più il rischio d’impresa, la regione pagherà loro una cifra fissa per 39 anni e raccoglierà lei i pedaggi. Risultato? Secondo uno studio della Corte dei Conti pubblicato nel 2018 un’opera che doveva costare 3 miliardi ne costerà 12. 9 miliardi di soldi pubblici buttati.Il privato però è efficiente: l’opera doveva finire nel 2017, invece non si sa quando finirà. Il privato però efficiente: il tratto che collega Malo alla A4, inaugurato a giugno, alla prima pioggia forte si è completamente allagato. In questo video si vede come il Mose entri in scena, perché Breganze sembra Rialto!Di efficiente sicuramente c’è il guadagno del privato, di inefficiente lo spreco delle risorse pubbliche, dei nostri soldi.Oggi, dicevano i giornali, “Il Presidente ha portato speranza”. Noi siamo stufi di questa propaganda e continueremo a lottare per un Veneto migliore!

Pubblicato da Carlo Cunegato su Domenica 30 agosto 2020

Il mitico Massimo Follesa ha definito la Pedemontana un “Mose in terraferma”. La definizione è efficace, ma, potremmo amaramente dire: “magari fosse così!”. Perché il Mose finora ci è costato un miliardo su 5 di tangenti. Soldi nostri buttati via, ma con la Pedemontana i miliardi di euro sprecati saranno molti di più.Tutto nasce dal liberismo leghista, dall’abbaglio per cui il privato è più efficiente del pubblico. E allora via con gli ospedali in project financing: Santorso, Schiavonia, Mestre. Nell’altovicentino per un prestito della Summania sanità di 54 milioni paghiamo 11 milioni all’anno per 24 anni.Con la Pedemontana, però, le cifre lievitano. Nel 2006 il consorzio Sis, spagnolo e piemontese, vince il bando del project. Nel 2017 però non trova più finanziatori. Significa che neanche il mercato crede nell’opera. Qui il grande errore di Zaia, che pagheranno i veneti. Un errore per cui verrà ricordato nella storia. Il contratto prevedeva che il privato doveva finanziarsi autonomamente, quindi il presidente del consiglio regionale poteva stracciarlo e trovare altri modi per proseguire l’opera. Invece Zaia ricontratta il project: il privato non accetta più il rischio d’impresa, la regione pagherà loro una cifra fissa per 39 anni e raccoglierà lei i pedaggi. Risultato? Secondo uno studio della Corte dei Conti pubblicato nel 2018 un’opera che doveva costare 3 miliardi ne costerà 12. 9 miliardi di soldi pubblici buttati.Il privato però è efficiente: l’opera doveva finire nel 2017, invece non si sa quando finirà. Il privato però efficiente: il tratto che collega Malo alla A4, inaugurato a giugno, alla prima pioggia forte si è completamente allagato. In questo video si vede come il Mose entri in scena, perché Breganze sembra Rialto!Di efficiente sicuramente c’è il guadagno del privato, di inefficiente lo spreco delle risorse pubbliche, dei nostri soldi.Oggi, dicevano i giornali, “Il Presidente ha portato speranza”. Noi siamo stufi di questa propaganda e continueremo a lottare per un Veneto migliore!

Controstoria Veneta, l’avvelenamento delle acque: i PFAS

Nel 2013 uno studio finanziato da AMGA rivela livelli di Pfas elevatissimi nell’Agno-Fratta-Gorzone.

Se il Mose è stato il più grande scandalo di corruzione in Europa, con un miliardo di tangenti su 5, l’inquinamento da Pfas è il più grande scandalo di avvelenamento delle acque nel continente.

La Miteni, nata nel 1965 come azienda che faceva ricerca per la Marzotto, ha sversato Pfas nella falda, determinando l’inquinamento delle acque che servono 350mila Veneti. Un eccesso di Pfas determina un aumento del colesterolo, delle malattie cardiovascolari, dell’ipertensione, dei tumori al rene e ai testicoli, infertilità. I pfas modificano il testosterone: una dottoressa scoprì che alcuni operai della Miteni, che per vergogna non avevano raccontato nulla, pur essendo maschi si erano visti crescere il seno.A Lonigo, uno dei luoghi più inquinati, uno studio che ha monitorato i tumori dal 1997 al 2014 ha rivelato un aumento dei tumori ai testicoli dell’84%.

Di chi è la responsabilità? Il Nucleo ecologico operativo dei carabinieri di Treviso ha dimostrato che la Miteni aveva costruito già nel 2005 delle grandi barriere anticontaminazione. Quindi sapevano e hanno taciuto. Il Noe ha dimostrato che anche l’Arpav e l’amministrazione provinciale leghista sapevano tutto dal 2006 e non hanno detto niente. La leghista Dal Lago sapeva ed ha taciuto, poteva intervenite e non l’ha fatto. Oggi non avremmo l’emergenza. Alcune persone non sarebbero morte, altre non si sarebbero ammalate.

Liste di attesa e privatizzazione della sanità

L’emergenza Covid ha fatto aumentare le liste d’attesa. Per rimediare, come si legge sui giornali, la Regione ha stanziato 6,1 milioni di euro che andranno a finanziare l’acquisto di prestazioni dalle strutture private.

Una misura le cui responsabilità sono da ricercare in scelte della Regione nel generare liste d’attesa sempre più tragicamente lunghe anche prima del Covid.

A febbraio, prima dell’arrivo del Covid, solo nel Distretto n.2 dell’ULSS Pedemontana (Thiene-Schio) c’erano 14.000 richieste di prestazione in attesa di risposta. Una cifra impressionante! Era il risultato della politica delle liste di appoggio, un escamotage per falsare i dati reali, ampiamente praticato in tutto il Veneto. Se ti rivolgevi al CUP per prenotare una visita, l’operatore ti diceva che saresti stato richiamato, e ti contava come preso in carico. Ma la richiesta rimaneva a “galleggiare”, anche per mesi, senza avere riscontro. Le conseguenze? Sempre più persone costrette a rivolgersi al privato o, peggio ancora, a ritardare o a rinunciare alla cura. Secondo il CENSIS, ben 800.000 persone in Veneto hanno dovuto scegliere questa seconda opzione. È il tradimento del diritto alla salute previsto dalla Costituzione.

Acquistare prestazioni dal privato viene presentata come la soluzione più rapida ed efficace per dare risposte al cittadino. Ma è solo apparenza. In questo modo si fa crescere il settore privato e non si risolvono i problemi della sanità pubblica, aggravando le difficoltà delle persone, specie di quelle meno abbienti. Quando si inizierà a fare l’unica cosa che serve davvero, vale a dire un piano serio e responsabile per aumentare le risorse umane nelle ULSS? Spenderemo in convenzioni e project-financing i soldi che arriveranno dall’Europa?

Concludendo, in Veneto il processo di privatizzazione della sanità è, ahimè, iniziato da tempo. Il neoliberista Milton Friedman diceva che “la crisi è un’occasione per fare accettare ciò che normalmente sarebbe inaccettabile”. È già successo con l’austerita’. Non possiamo permettere che la crisi del Covid consenta alla Lega di accelerare il processo di privatizzazione della sanità. Essa è e deve rimanere pubblica!