Zaia e Simoni: non permettetevi più di intimidire i nostri medici!

Da tempo nell’alto vicentino e in tutto il Veneto c’è una atmosfera irrespirabile. Sappiamo che i medici che hanno il coraggio di dire che le cose non funzionano subiscono velate minacce, sono invitati a stare zitti! Questo non è più accettabile. La sanità non è, come per i leghisti, una azienda, nella quale i medici devono essere soldatini obbedienti. La sanità è un bene comune, il diritto più importante di tutti! I medici dovrebbero poterci informare quando le cose non funzionano, invece subiscono pressioni per non farlo. Basta!

Come è noto, qualche giorno fa ci siamo fatti portavoce delle preoccupazioni del primario di Santorso Bortolo Martini che ha rivelato il pericolo del depotenziamento della cardiologia nel nostro territorio. Ieri è arrivata la risposta del Direttore Simoni che sembra negare il problema e che afferma: “Se il dottor Martini si concentrasse sul suo ruolo di clinico, invece di voler interagire con cose che non gli competono, sarebbe meglio per tutti”.

Questa risposta non mi è piaciuta, né nella forma, tanto meno nella sostanza. Nella forma perché appare quasi una intimidazione: fatti gli affari tuoi, non ti immischiare. Questo clima, per cui un medico, che è un dipendente dell’Ulss, ma anche un cittadino che ha il diritto di esprimere un suo parere su un diritto universale e imprescindibile come la salute, deve finire! E’ l’emblema di una tendenza immorale, perché la sanità non è un’azienda, ma il bene comune più importante. Nella sostanza, perché un primario esercita il suo ruolo clinico al meglio solo se ci sono le strutture che glielo consentono.
Simoni invece non dice nulla, assolutamente nulla, sull’atto aziendale, pubblicato l’8 Aprile, dal quale scaturiscono le preoccupazioni di Martini.
Un po’ di storia. Nel marzo del 2019 la Regione emana le schede ospedaliere, che di fatto sono il documento che determina la progettualità e le scelte della sanità dei territori. Per la prima volta la Conferenza dei sindaci dell’Altovicentino, che le considera troppo penalizzanti per noi, decide di manifestare un forte dissenso astenendosi e non votando a favore. Un atto dirompente, mai successo nella storia del territorio! Il 16 Novembre 2019 scendiamo in piazza in 4000 per difendere una sanità pubblica di qualità. Tutto l’Altovicentino percepisce il declino del servizio che oggi ha visto chiudere il CSM, che a metà febbraio vedeva la mancanza di 10 medici del pronto soccorso su 21, di 7 anestesisti, di 3 oncologi su 6, 4 neurologi su 8, etc.. Un disastro. E i medici dovrebbero pure stare zitti.
Vediamo cosa c’è scritto nell’atto aziendale per Cardiologia. Così potremmo capire che le preoccupazioni del Dot. Martini non sono un vuoto cianciare, come vorrebbe farci intendere Simoni. Per Bassano: una unità operativa semplice di terapia intensiva coronarica, una unità dipartimentale di emodinamica una unità operativa dipartimentale di elettrofisiologia. A Santorso? Un’unità semplice di terapia intensiva coronarica e una unità semplice di endodinamica (vedi sotto). Per capirci, una unità semplice è poca cosa, con una un’unità dipartimentale invece c’è già un budget e un investimento più serio. Quindi a Bassano si investe sia nell’emodinamica che nell’elettrofisiologia, a Santorso una cosuccia di emodinamica e l’elettrofisiologia non pervenuta.
Simoni, che appunto dimentica di citare l’atto aziendale, afferma che tutto verrà risolto dal bando per 9 primari. Ma la domanda è: chi vorrà venire in un ospedale dove l’emodinamica sarà striminzita e l’elettrofisiologia non pervenuta? Il tema di un ospedale che, per le scelte scellerate della regione a trazione leghista, non è più attrattivo, ha già segnato e segnerà la decadenza della nostra sanità. Siamo un territorio generoso che merita di più. Perché le linee guida della cardiologia dicono chiaramente: “time is life”. Non è uno scherzo, ma questione di vita e di morte.