FINE DEL LOCKDOWN? SPERIAMO

Sembra sia finito il lockdown.
Appartengo alla categoria dei fortunati. A differenza di molti altri, non ho perso reddito. Pertanto non voglio lamentarmi, ma dopo questi quasi tre mesi di quarantena, azzardare un bilancio.
In fondo ci sono due categorie di uomini, quelli più forti, che stanno bene anche nella solitudine e quelli più fragili, che hanno un disperato bisogno degli altri. Io appartengo alla seconda categoria.

Quando parliamo della mia infanzia, mia mamma ci ricorda che mia sorella era in grado di giocare per ore da sola e che io invece, se stavo da solo impazzivo, diventavo intrattabile. Dicono che assomigli alla nonna Ana, che aveva la bottega in piasa a Valli, che aveva una parola per tutti, una ciacolona un po’ pazza.
Per questo in questi mesi mi è mancata la gente. La gente in carne e ossa.

Mi è mancata la scuola e mi mancano le bidelle e i bidelli ( non li chiamerò personale Ata!) che mi accoglievano ogni mattina alle 8 con un sorriso, una battuta, con cui ci prendavamo amabilmente “per i fighi”. Mi sono mancati i colleghi e la solita caciara in aula insegnanti. Mi sono mancati i ragazzi, le loro urla potenti, certamente poco oxfordiane ma molto vitali: “Come va, Prof. Cune?”. Mi mancano tutti quelli che incontro per strada, mi manca la strada. Mi manca il “Ciao, come va?”, “Come xea casa?”, quel parlare fugace di nulla, quelle parole vuote, ma che mi scaldavano tanto, per cui mia moglie e i miei figli si incazzavano sempre: “ti fermi a parlare anche con i sassi! Basta!”. Parli coi bocie, coi veci, coi bianchi, coi neri: basta! Sono sempre stato un bravissimo salutatore: “Ciao Cune”, “Ciao vecio”, quanto mi manca salutare in continuazione!
Poi sono anche un banalissimo clichè, lo scontato stereotipo dell’italiano mammone. Per cui, pure i miei, che non ho visto per due mesi, mi sono mancati parecchio. Mi sono mancati gli amici di sempre, le scorribande balcaniche, le osterie del centro. Insomma mi è mancata la vita che pulsa, quella fatta di sguadri, abbracci, urla, tutte cose di cui, per un po’, dovremmo privarci.
Poi mi è mancata la montagna. Ieri con la famiglia finalmente siamo andati sul monte Ortigara. Tra boschi imponenti, a volte strazianti perché distrutti dal Vaia, i boschi raccontati da Rigoni Stern.
Sicuramente una cosa positiva c’è stata. Sono stato tantissimo tempo con mia moglie e i miei figli. Ecco, anche se qualche volta avrei voluto ucciderli, quando mi saltavano in groppa finchè facevo le lezioni online, penso che dopo questi tre mesi siamo tutti e 4 ancora più uniti.
Dovremmo riavvicinarci con prudenza, per evitare che il virus riprenda forza, ma un po’ alla volta possiamo ricominciare a vivere. Speriamo vada tutto bene.