Scuola e disabilità, stiamo facendo tutto per l’inclusione?

Pochi sanno che siamo stati dei pionieri. Con la legge 517/77, la legge Falcucci, abbiamo cominciato a capire che è inumana l’esistenza delle scuole speciali, dove, stigmatizzati e lontano dagli altri, studiavano i ragazzi con disabilità. Si capì che questi studenti sono come tutti, quindi hanno diritto di frequentare la scuola dove vanno tutti! Una rivoluzione culturale straordinaria, siamo stati i primi al mondo! Qualche volta anche noi italiani siamo capaci di cose straordinarie. Ricordiamocelo.Negli ultimi anni però la carenza dei corsi di specializzazione ha impedito di formare insegnanti. Il precariato è il tallone d’Achille insopportabile della nostra scuola. Svilisce l’esistenza di professori assunti per anni a settembre e licenziati a Giugno. Mina la possibilità della continuità didattica, quindi rende il servizio peggiore. Quest’anno in Italia ci saranno 200mila cattedre nel sostegno e solo 100mila insegnanti di ruolo. Tra i 100mila precari solo il 25% è specializzato. Questo significa che affidiamo un compito delicatissimo a persone che non hanno avuto nessuna formazione specifica e, spesso, nessuna esperienza.La percentuale del 50% di insegnanti di ruolo non è uguale ovunque. Nelle scuole periferiche, nelle scuole più difficili, questo rapporto è molto più sbilanciato. Quest’anno nel professionale dove lavoro siamo in 5 insegnanti di ruolo su 16 cattedre. Quando ci si avvicina ad un ragazzo fragile, bisogna essere rispettosi e cauti, bisogna farlo in punta di piedi. Per questo spesso ci vogliono settimane per costruire un rapporto di fiducia, presupposto indispensabile di un lavoro efficace. Cominciare tutto da capo ogni anno significa perdere tempo, far perdere opportunità ai nostri ragazzi.Gli insegnanti precari spesso arrivano molte settimane dopo e questo significa che molti ragazzi restano settimane o mesi senza sostegno o con meno ore rispetto a quante avrebbero diritto. Due anni fa nella mia scuola l’ultimo arrivò a Dicembre.Una società che non presta la dovuta attenzione ai più deboli è una società poco civile. Riusciremo mai a cambiare rotta?