Pedemontana Veneta, un bucco sott’acqua

PEDEMONTANA VENETA: UN BUCO SOTT‘ACQUA Il mitico Massimo Mamo Follesa ha definito la Pedemontana un “Mose in terraferma”. La definizione è efficace, ma, potremmo amaramente dire: “magari fosse così!”. Perché il Mose finora ci è costato un miliardo su 5 di tangenti. Soldi nostri buttati via, ma con la Pedemontana i miliardi di euro sprecati saranno molti di più.Tutto nasce dal liberismo leghista, dall’abbaglio per cui il privato è più efficiente del pubblico. E allora via con gli ospedali in project financing: Santorso, Schiavonia, Mestre. Nell’altovicentino per un prestito della Summania sanità di 54 milioni paghiamo 11 milioni all’anno per 24 anni.Con la Pedemontana, però, le cifre lievitano. Nel 2006 il consorzio Sis, spagnolo e piemontese, vince il bando del project. Nel 2017 però non trova più finanziatori. Significa che neanche il mercato crede nell’opera. Qui il grande errore di Zaia, che pagheranno i veneti. Un errore per cui verrà ricordato nella storia. Il contratto prevedeva che il privato doveva finanziarsi autonomamente, quindi il presidente del consiglio regionale poteva stracciarlo e trovare altri modi per proseguire l’opera. Invece Zaia ricontratta il project: il privato non accetta più il rischio d’impresa, la regione pagherà loro una cifra fissa per 39 anni e raccoglierà lei i pedaggi. Risultato? Secondo uno studio della Corte dei Conti pubblicato nel 2018 un’opera che doveva costare 3 miliardi ne costerà 12. 9 miliardi di soldi pubblici buttati.Il privato però è efficiente: l’opera doveva finire nel 2017, invece non si sa quando finirà. Il privato però efficiente: il tratto che collega Malo alla A4, inaugurato a giugno, alla prima pioggia forte si è completamente allagato. In questo video si vede come il Mose entri in scena, perché Breganze sembra Rialto!Di efficiente sicuramente c’è il guadagno del privato, di inefficiente lo spreco delle risorse pubbliche, dei nostri soldi.Oggi, dicevano i giornali, “Il Presidente ha portato speranza”. Noi siamo stufi di questa propaganda e continueremo a lottare per un Veneto migliore!

Pubblicato da Carlo Cunegato su Domenica 30 agosto 2020

Il mitico Massimo Follesa ha definito la Pedemontana un “Mose in terraferma”. La definizione è efficace, ma, potremmo amaramente dire: “magari fosse così!”. Perché il Mose finora ci è costato un miliardo su 5 di tangenti. Soldi nostri buttati via, ma con la Pedemontana i miliardi di euro sprecati saranno molti di più.Tutto nasce dal liberismo leghista, dall’abbaglio per cui il privato è più efficiente del pubblico. E allora via con gli ospedali in project financing: Santorso, Schiavonia, Mestre. Nell’altovicentino per un prestito della Summania sanità di 54 milioni paghiamo 11 milioni all’anno per 24 anni.Con la Pedemontana, però, le cifre lievitano. Nel 2006 il consorzio Sis, spagnolo e piemontese, vince il bando del project. Nel 2017 però non trova più finanziatori. Significa che neanche il mercato crede nell’opera. Qui il grande errore di Zaia, che pagheranno i veneti. Un errore per cui verrà ricordato nella storia. Il contratto prevedeva che il privato doveva finanziarsi autonomamente, quindi il presidente del consiglio regionale poteva stracciarlo e trovare altri modi per proseguire l’opera. Invece Zaia ricontratta il project: il privato non accetta più il rischio d’impresa, la regione pagherà loro una cifra fissa per 39 anni e raccoglierà lei i pedaggi. Risultato? Secondo uno studio della Corte dei Conti pubblicato nel 2018 un’opera che doveva costare 3 miliardi ne costerà 12. 9 miliardi di soldi pubblici buttati.Il privato però è efficiente: l’opera doveva finire nel 2017, invece non si sa quando finirà. Il privato però efficiente: il tratto che collega Malo alla A4, inaugurato a giugno, alla prima pioggia forte si è completamente allagato. In questo video si vede come il Mose entri in scena, perché Breganze sembra Rialto!Di efficiente sicuramente c’è il guadagno del privato, di inefficiente lo spreco delle risorse pubbliche, dei nostri soldi.Oggi, dicevano i giornali, “Il Presidente ha portato speranza”. Noi siamo stufi di questa propaganda e continueremo a lottare per un Veneto migliore!

Controstoria Veneta, l’avvelenamento delle acque: i PFAS

Nel 2013 uno studio finanziato da AMGA rivela livelli di Pfas elevatissimi nell’Agno-Fratta-Gorzone.

Se il Mose è stato il più grande scandalo di corruzione in Europa, con un miliardo di tangenti su 5, l’inquinamento da Pfas è il più grande scandalo di avvelenamento delle acque nel continente.

La Miteni, nata nel 1965 come azienda che faceva ricerca per la Marzotto, ha sversato Pfas nella falda, determinando l’inquinamento delle acque che servono 350mila Veneti. Un eccesso di Pfas determina un aumento del colesterolo, delle malattie cardiovascolari, dell’ipertensione, dei tumori al rene e ai testicoli, infertilità. I pfas modificano il testosterone: una dottoressa scoprì che alcuni operai della Miteni, che per vergogna non avevano raccontato nulla, pur essendo maschi si erano visti crescere il seno.A Lonigo, uno dei luoghi più inquinati, uno studio che ha monitorato i tumori dal 1997 al 2014 ha rivelato un aumento dei tumori ai testicoli dell’84%.

Di chi è la responsabilità? Il Nucleo ecologico operativo dei carabinieri di Treviso ha dimostrato che la Miteni aveva costruito già nel 2005 delle grandi barriere anticontaminazione. Quindi sapevano e hanno taciuto. Il Noe ha dimostrato che anche l’Arpav e l’amministrazione provinciale leghista sapevano tutto dal 2006 e non hanno detto niente. La leghista Dal Lago sapeva ed ha taciuto, poteva intervenite e non l’ha fatto. Oggi non avremmo l’emergenza. Alcune persone non sarebbero morte, altre non si sarebbero ammalate.

Fragili e dimenticati

In diretta da Schio, insieme alla comunità che chiede a gran voce la riapertura immediata del Centro di Salute Mentale dell’altovicentino.

Purtroppo oggi si lavora sempre più sull’emergenza e sempre meno sul disagio. In Veneto si investe solo il 3% della spesa sanitaria per le persone con problemi psichiatrici, contro una media del 5% a livello nazionale. Il CSM di Schio doveva riaprire l’estate scorsa: basta bugie.

La vicenda Mantoan e il senso di onnipotenza di una classe politica

Questi governano dal 1995 e pensano che il loro potere sia totale, forse assoluto. “Ab solutus” vuol dire sciolto da ogni condizionamento, al di sopra anche della legge. Le mazzette a tutti, le mazzette per un miliardo del Mose. Io sono al di sopra della Legge. Anche questo caso è però paradigmatico, capace di raccontarci un senso di onnipotenza dei padroni del Veneto.
Il fatto. Il 13 Settembre del 2016 l’auto blu di Mantoan, l’uomo che gestisce la sanità della regione, esce dall’istituto oncologico di Padova, fa una manovra non consentita e investe un un uomo in motorino. Cesare Triveron, che aveva 72 anni, muore. Mantoan chiama Montisci, primario di medicina legale dell’ospedale di Padova, che obbedisce e interviene subito. L’esito dell’autopsia è così sorprendente da apparire comico: Triveron è morto di infarto. Ovvio, lo hanno investito, ma quello non c’entra. Come se per difendere un omicida che ha sparato ad un malcapitato, si dicesse che è morto di asma.

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