Crisi: disabilità, problemi psichiatrici, povertà e cooperative

con Enrico Mazzeracca (Entropia Cooperativa Sociale Onlus), Luca Leonardi (Cooperativa Sociale ‘IL PONTE’ onlus Schio), Alberto Carollo (Radicà Cooperativa Sociale), Andrea Toniolo (Samarcanda Cooperativa Sociale Onlus)

La crisi economica e sociale come conseguenza del Covid è drammatica. La crisi però non è uguale per tutti, aumenta la disuguaglianza. Come hanno vissuto questo momento di difficoltà le persone con disabilità, con problemi psichiatrici, i minori con disagio nell’Altovicentino? E le cooperative sociali che si prendono cura delle persone fragili come stanno vivendo questo momento così duro?

Quale lavoro per il Veneto e l’Italia dopo la pandemia

Dialogo con Simone Fana, esperto di tematiche legate al lavoro ed autore del libro ” Basta salari da fame” e Giampaolo Zanni, Segretario generale Cgil Cdlt di Vicenza.

Dal 1953 al 1986 l’Italia è il paese che cresce di più in Europa, i salari continuano a crescere al crescere della produttività. Questo ciclo virtuoso ha creato una struttura produttiva ad alto valore aggiunto e innovativa. Dagli anni ’80 un vero e proprio attacco al lavoro ha creato una potente svalutazione dei salari. 3 milioni di contratti a tempo indeterminato, 2,7 milioni di part time involontari e il 12% di lavoratori poveri. Nasce un nuovo modello industriale che cerca di competere svalutando i salari, anzichè puntare sull’innovazione, un modello perdente. La diseguaglianza è aumentata in maniera inaccettabile. Anche in Veneto, dove il 17% dei contratti sono a termine e vivono 800mila persone a rischio povertà. ilmodello di sviluppo ci rende l’anello povero, a basso valore aggiunto, della catena di valore mitteleuropea. Dopo la crisi che modello di sviluppo vogliamo per il Veneto e per l’Italia?

I cittadini? Estinti. Oggi c’è la democrazia dei consumatori-bambini

via Vvox

Il 26 Maggio ci saranno le elezioni europee. In quel giorno, però, si voterà anche in moltissimi comuni veneti. Mi piace bighellonare per l’Alto Vicentino, mi piace intrattenermi e parlare di politica. Quello che mi pare drammaticamente di percepire è che, in molti medi e piccoli Comuni, i pochi sopravvissuti allo tsunami dell’indifferenza, i pochi superstiti al terremoto dell’egotismo, fatichino a trovare candidati, stiano sgobbando e sudando per chiudere le liste. Inoltre, in più di qualche Comune sembra ormai più che probabile possa esserci una sola lista. Questo vuol dire, in quei contesti, vegliare al capezzale di una democrazia morente. Con una sola lista, non si sceglie, se non si sceglie, niente democrazia.

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L’autonomia porta più soldi al Veneto? Ma ci faccia il piacere, Zaia

via Vvox

Come ricorderete assolutamente, cari corregionali, il 22 Ottobre 2017 si votò per il cosiddetto referendum per l’autonomia della nostra Regione. Fu un evento capace di animare il dibattito dei veneti per mesi. La Lega impostò subito la sua campagna elettorale su una balla colossale: se votate sì, arriveranno soldi a palate nella nostra Regione, diventeremo come il Trentino Alto-Adige. Del resto, un partito che si chiamava Lega Nord per l’Indipendenza della Padania e che adesso urla “Prima gli italiani” deve sempre avere avuto un rapporto complesso con la verità. L’eco della propaganda arrivò ovunque: per esempio, a Schio il sindaco ex leghista Orsi capì che, con il sì al referendum, sarebbero arrivati camion ricolmi di euro. Ne era così convinto, o mentiva così spudoratamente, che fece stampare un volantino nel quale affermava che, con la vittoria del sì, sarebbero aumentate le entrate per i nostri comuni.

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