Asiago, tutti hanno diritto alla salute! Non ci sono cittadini di serie B

C’è una caratteristica che definisce lo stile della politica veneta della Lega. Hanno costruito opere faraoniche, e poi hanno tagliato i servizi. Le opere servono a chi le costruisce o ai cittadini?Chi mi conosce sa che da anni denuncio il declino della sanità dell’Altovicentino. La nostra storia assomiglia terribilmente a quella dell’Altopiano. Hanno costruito a Santorso un grande ospedale, spendendo quasi 160 milioni di euro, con la truffa del project financing, ma adesso non ci sono più medici. Un contenitore che rischia di essere vuoto, una Ferrari che rischia di avere un motore inceppato.Anche ad Asiago hanno costruito una struttura nuova: 120 posti letto in 60 stanze, due palestre per la riabilitazione, che nel territorio è uno dei settori ritenuti di principale importanza dalla dirigenza sanitaria.Tuttavia, paradossalmente, dopo la chiusura della vecchia struttura per il Covid, molti reparti non sono stati riaperti. E’ rimasta solo qualche visita ambulatoriale, ma è chiusa pediatria, ostetricia e ginecologia. Per partorire bisogna andare a Bassano, se si fa in tempo. La guida Michelin dice che da Asiago a Bassano sono 42,7 Km e ci vogliono 59 minuti. Altrimenti si partorisce in casa, come è successo la settimana scorsa con grave rischio per mamme e neonati. Un ritorno al passato.E’ stata drasticamente ridimensionata l’attività di chirurgia e ortopedia. Le operazioni ortopediche verranno fatte tra Bassano e Santorso, dove, come vi ho raccontato, la lista d’attesa per una protesi all’anca è già di un anno e mezzo. Chiusa la riabilitazione cardiologica. Per la riabilitazione, capita spesso che il Cup indirizzi i pazienti altopianesi al centro convenzionato di Bassano, con conseguente obbligo di fare lì anche le terapie. Se si rifiuta di rivolgersi a quella struttura, non ti assicurano il rispetto della priorità. Al pronto soccorso recentemente per il grande flusso turistico è stato assicurato un secondo medico, speriamo duri, perché un medico da solo non ce la fa. Anche i servizi territoriali sono sempre più ridotti all’osso, nonostante la propaganda che sbandierava il potenziamento della medicina territoriale.Tutti i cittadini hanno l’uguale diritto alla cura. Non possiamo accettare che chi vive in montagna debba avere meno diritti degli altri. Se un territorio è particolare dobbiamo dare risposte particolari. Senza una sanità efficiente non si può vivere: così tutti i progetti politici per ripopolare i territori montani e lo sviluppo del turismo non sono che ipocrisia!

Cosa è successo all’ospedale di Verona? Una storia di privatizzazione e declino del pubblico

Batterio killer, chiuso il punto nascite dell'ospedale Borgo Trento

Uno strazio. 4 bambini morti. Danni permanenti per 5 bambini. Almeno 90 bambini interessati dall’infezione. Che cosa ha causato questa disgrazia? Il Citobacter, che, dicono, era nell’acqua del rubinetto della terapia intensiva. Siamo sicuri che sia così? Non lo possiamo sapere, ma sappiamo che il magistrato Diletta Schiaffino ha aperto un fascicolo e che si ipotizzano biberon non sterilizzati e terapie non corrette. Potrebbe quindi essere l’esito di una non curanza nella sterilizzazione dei biberon, delle tettarelle, dei ciucci? Il polo tecnologico dell’ospedale Borgo Trento, si trova di fatto senza una centrale di sterilizzazione.

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Liste di attesa e privatizzazione della sanità

L’emergenza Covid ha fatto aumentare le liste d’attesa. Per rimediare, come si legge sui giornali, la Regione ha stanziato 6,1 milioni di euro che andranno a finanziare l’acquisto di prestazioni dalle strutture private.

Una misura le cui responsabilità sono da ricercare in scelte della Regione nel generare liste d’attesa sempre più tragicamente lunghe anche prima del Covid.

A febbraio, prima dell’arrivo del Covid, solo nel Distretto n.2 dell’ULSS Pedemontana (Thiene-Schio) c’erano 14.000 richieste di prestazione in attesa di risposta. Una cifra impressionante! Era il risultato della politica delle liste di appoggio, un escamotage per falsare i dati reali, ampiamente praticato in tutto il Veneto. Se ti rivolgevi al CUP per prenotare una visita, l’operatore ti diceva che saresti stato richiamato, e ti contava come preso in carico. Ma la richiesta rimaneva a “galleggiare”, anche per mesi, senza avere riscontro. Le conseguenze? Sempre più persone costrette a rivolgersi al privato o, peggio ancora, a ritardare o a rinunciare alla cura. Secondo il CENSIS, ben 800.000 persone in Veneto hanno dovuto scegliere questa seconda opzione. È il tradimento del diritto alla salute previsto dalla Costituzione.

Acquistare prestazioni dal privato viene presentata come la soluzione più rapida ed efficace per dare risposte al cittadino. Ma è solo apparenza. In questo modo si fa crescere il settore privato e non si risolvono i problemi della sanità pubblica, aggravando le difficoltà delle persone, specie di quelle meno abbienti. Quando si inizierà a fare l’unica cosa che serve davvero, vale a dire un piano serio e responsabile per aumentare le risorse umane nelle ULSS? Spenderemo in convenzioni e project-financing i soldi che arriveranno dall’Europa?

Concludendo, in Veneto il processo di privatizzazione della sanità è, ahimè, iniziato da tempo. Il neoliberista Milton Friedman diceva che “la crisi è un’occasione per fare accettare ciò che normalmente sarebbe inaccettabile”. È già successo con l’austerita’. Non possiamo permettere che la crisi del Covid consenta alla Lega di accelerare il processo di privatizzazione della sanità. Essa è e deve rimanere pubblica!

Continua la privatizzazione della sanità veneta

Nel Centro servizi di Montecchio Precalcino vivono persone con problemi psichiatrici gravi. Il Centro è gestito dalla Casa, l’Ipab di Schio. L’Ulss ha deciso, qualche mese fa, di non prorogare la convenzione per 112 dipendenti, che avevano un contratto di lavoro pubblico. C’è quindi un bando di gara che mira a ridurre i costi. Questo significa che solo con contratti del privato si potrà vincere la gara, che ci saranno delle inevitabili esternalizzazioni. Una vera e propria privatizzazione!Le conseguenze di queste politiche leghiste sono due:

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Fragili e dimenticati

In diretta da Schio, insieme alla comunità che chiede a gran voce la riapertura immediata del Centro di Salute Mentale dell’altovicentino.

Purtroppo oggi si lavora sempre più sull’emergenza e sempre meno sul disagio. In Veneto si investe solo il 3% della spesa sanitaria per le persone con problemi psichiatrici, contro una media del 5% a livello nazionale. Il CSM di Schio doveva riaprire l’estate scorsa: basta bugie.

La vicenda Mantoan e il senso di onnipotenza di una classe politica

Questi governano dal 1995 e pensano che il loro potere sia totale, forse assoluto. “Ab solutus” vuol dire sciolto da ogni condizionamento, al di sopra anche della legge. Le mazzette a tutti, le mazzette per un miliardo del Mose. Io sono al di sopra della Legge. Anche questo caso è però paradigmatico, capace di raccontarci un senso di onnipotenza dei padroni del Veneto.
Il fatto. Il 13 Settembre del 2016 l’auto blu di Mantoan, l’uomo che gestisce la sanità della regione, esce dall’istituto oncologico di Padova, fa una manovra non consentita e investe un un uomo in motorino. Cesare Triveron, che aveva 72 anni, muore. Mantoan chiama Montisci, primario di medicina legale dell’ospedale di Padova, che obbedisce e interviene subito. L’esito dell’autopsia è così sorprendente da apparire comico: Triveron è morto di infarto. Ovvio, lo hanno investito, ma quello non c’entra. Come se per difendere un omicida che ha sparato ad un malcapitato, si dicesse che è morto di asma.

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Zaia e Simoni: non permettetevi più di intimidire i nostri medici!

Da tempo nell’alto vicentino e in tutto il Veneto c’è una atmosfera irrespirabile. Sappiamo che i medici che hanno il coraggio di dire che le cose non funzionano subiscono velate minacce, sono invitati a stare zitti! Questo non è più accettabile. La sanità non è, come per i leghisti, una azienda, nella quale i medici devono essere soldatini obbedienti. La sanità è un bene comune, il diritto più importante di tutti! I medici dovrebbero poterci informare quando le cose non funzionano, invece subiscono pressioni per non farlo. Basta!

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L’ospedale continua a perdere pezzi: uno scandalo!

Ancora una volta siamo costretti a comunicare la preoccupazione per l’ospedale di Santorso. Se è vero che rimangono solo 6 persone in terapia intensiva Covid, perché non c’è un piano chiaro per riportare repentinamente i reparti a Santorso? Quanto può rimanere un territorio di 180mila abitanti senza ospedale? E’ vero, è stata aperta una piccola sala di chirurgia, e il Direttore Simoni ha affermato che per il 18 Maggio ritornerà l’oncologia. Tuttavia, finchè i dirigenti promettevano ai medici di creare in ogni ospedale della provincia il doppio canale Covid e non-covid, abbiamo saputo che il 23 Aprile ai dipendenti di Bassano è stata inviata una circolare che diceva il contrario: tutti i malati Covid, e i presunti positivi, devono essere mandati a Santorso.
Preoccupa inoltre una lettera inviata all’Ulss dal primario di cardiologia Bortolo Martini, prossimo alla pensione dal mese di giugno, che segnala il pericolo di politiche che favoriscono Bassano, e rischiano di demolire definitivamente anche la cardiologia a Santorso.

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Dialogo sulla nostra sanità al tempo del Covid

Un dialogo per capire, con l’aiuto di due bravissimi sindacalisti della Funzione Pubblica Cgil Giulia Miglioranza e Stefano Bagnara, come stanno vivendo i medici e gli operatori sanitari questo periodo difficile.

L’approfondimento tocca diverse questioni: la situazione che si sta vivendo nelle nostre case di riposo, il futuro dell’ospedale dell’Altovicentino, auspicando che questa crisi ci abbia insegnato il valore della sanità pubblica.