L’ospedale continua a perdere pezzi: uno scandalo!

Ancora una volta siamo costretti a comunicare la preoccupazione per l’ospedale di Santorso. Se è vero che rimangono solo 6 persone in terapia intensiva Covid, perché non c’è un piano chiaro per riportare repentinamente i reparti a Santorso? Quanto può rimanere un territorio di 180mila abitanti senza ospedale? E’ vero, è stata aperta una piccola sala di chirurgia, e il Direttore Simoni ha affermato che per il 18 Maggio ritornerà l’oncologia. Tuttavia, finchè i dirigenti promettevano ai medici di creare in ogni ospedale della provincia il doppio canale Covid e non-covid, abbiamo saputo che il 23 Aprile ai dipendenti di Bassano è stata inviata una circolare che diceva il contrario: tutti i malati Covid, e i presunti positivi, devono essere mandati a Santorso.
Preoccupa inoltre una lettera inviata all’Ulss dal primario di cardiologia Bortolo Martini, prossimo alla pensione dal mese di giugno, che segnala il pericolo di politiche che favoriscono Bassano, e rischiano di demolire definitivamente anche la cardiologia a Santorso.

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Quale lavoro per il Veneto e l’Italia dopo la pandemia

Dialogo con Simone Fana, esperto di tematiche legate al lavoro ed autore del libro ” Basta salari da fame” e Giampaolo Zanni, Segretario generale Cgil Cdlt di Vicenza.

Dal 1953 al 1986 l’Italia è il paese che cresce di più in Europa, i salari continuano a crescere al crescere della produttività. Questo ciclo virtuoso ha creato una struttura produttiva ad alto valore aggiunto e innovativa. Dagli anni ’80 un vero e proprio attacco al lavoro ha creato una potente svalutazione dei salari. 3 milioni di contratti a tempo indeterminato, 2,7 milioni di part time involontari e il 12% di lavoratori poveri. Nasce un nuovo modello industriale che cerca di competere svalutando i salari, anzichè puntare sull’innovazione, un modello perdente. La diseguaglianza è aumentata in maniera inaccettabile. Anche in Veneto, dove il 17% dei contratti sono a termine e vivono 800mila persone a rischio povertà. ilmodello di sviluppo ci rende l’anello povero, a basso valore aggiunto, della catena di valore mitteleuropea. Dopo la crisi che modello di sviluppo vogliamo per il Veneto e per l’Italia?

Cemento e inquinamento in Veneto, nessuno ne parla più

via Vvox

ra il lontano 1979 quando nella Tunner Lecture Amartya Sen, in maniera pioneristica, presentava una sua nuova teoria in “Equality of what?”. Il premio Nobel cominciò a colpire al cuore l’idea che il parametro del pil fosse in grado di descrivere in maniera onnilaterale il livello di sviluppo di una società. Sen criticò la riduzione antropologica neoliberista, la quale con la concezione dell’homo economicus finiva per sostenere che ogni uomo persegue solamente la massimizzazione dell’utilità personale. Se contano solo i schei, se ogni persona è monopolizzata dall’unico desiderio di aumentare il conto in banca, è evidente che il Pil e il reddito pro-capite sono dei buoni indicatori.

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