Quale lavoro per il Veneto e l’Italia dopo la pandemia

Dialogo con Simone Fana, esperto di tematiche legate al lavoro ed autore del libro ” Basta salari da fame” e Giampaolo Zanni, Segretario generale Cgil Cdlt di Vicenza.

Dal 1953 al 1986 l’Italia è il paese che cresce di più in Europa, i salari continuano a crescere al crescere della produttività. Questo ciclo virtuoso ha creato una struttura produttiva ad alto valore aggiunto e innovativa. Dagli anni ’80 un vero e proprio attacco al lavoro ha creato una potente svalutazione dei salari. 3 milioni di contratti a tempo indeterminato, 2,7 milioni di part time involontari e il 12% di lavoratori poveri. Nasce un nuovo modello industriale che cerca di competere svalutando i salari, anzichè puntare sull’innovazione, un modello perdente. La diseguaglianza è aumentata in maniera inaccettabile. Anche in Veneto, dove il 17% dei contratti sono a termine e vivono 800mila persone a rischio povertà. ilmodello di sviluppo ci rende l’anello povero, a basso valore aggiunto, della catena di valore mitteleuropea. Dopo la crisi che modello di sviluppo vogliamo per il Veneto e per l’Italia?